Hallelujah

In questo lockdown a cui il virus ha dato il belletto, probabilmente ci sono state impetrazioni sconce d’egoismo, avvilite dalla sottocultura, assediate da rimbalzi di inutili frenesie. Andava meglio il silenzio, in certi casi. Ma resta comprensibile lo spaesamento che la covid19 ha generato e la paura che non distraeva mai dalla morte. Punto e a capo, a ben pensarci. Tutto il concetto della morte semplicemente si è amplificato. Tutta la vita a temere di morire. Ma la morte non è mai il contrario della vita, ne è semplicemente l’unico fermo immagine, la clip finale, il punto d’arrivo di qualsiasi cosa ti sei lasciata indietro. La morte è l’altra faccia dell’inizio e, nell’intermezzo, butti su qualche preghiera per un battito in più che serve solo a prolungare il non senso di tutto. La vita è uno spazio indifeso che ignora il tributo del creato al nulla e si fagocita da sola fino al niente. Non ricordiamola la vita, non dedichiamole una via nell’universo abbandonato già dal big bang. La vita va soltanto celebrata tacitando le banalità, diventando una pressa se c’è un abbraccio, diventando una fontana se piangiamo assieme, diventando abbandono se ci ritroviamo amanti, diventando salvezza se si fa Poesia, diventando tutela se ci difendiamo, diventando droga se non ci resta che la sopportazione. Diventando ribellione se vogliono imporci il sadico nelle carezze.

Le curve dei borghi, i paesi di ciottoli, i vicoli ebbri di storia, i muri senza sbalzi di ombre, i fiori sorti per traslitterazione di vento e pollini ed incisioni divine…mi sembra di vedere tutto questo quando stoni un sorriso dentro le mie tormentose malinconie. Ci sei tu quando una canzone che ci piace si fa liturgia dell’incontro e aiuta la fine della cattività della Poesia. Ci sei tu quando la vulnerabilità che mi dimora l’anima diventa un coraggioso interrogare il sapere. E’ che siamo fatti anche dalla mente; ch’è una spelonca, che è apportatrice di dannazioni e macerie. La mente ci allunga la strada per allontanarci da ogni potente hallelujah, ci distanzia dalla preghiera. E la preghiera, quando s’innalza, non è un elenco di pretese bensì il filo che lega il palloncino alla mano di un bambino, è l’immensità in uno spicchio di celeste, è la frattura tra il reale e l’altrove. La preghiera è un’uscita di sole per un accenno di senso, è il gioco vivo d’una maniera di Poesia, è un ripensare al vento. La preghiera è un hallelujah di un fiore che resta ostinato a dischiudersi se lasciato in una tazza di lacrime.

La vita va vissuta in piedi prima di sparire. Con un po’ di voglia d’amore e una sequela di curiosità per pigliare a pugni lo schifo. E poi abusare d’ironia perché tanto si deve precipitare nelle ceneri. Ecco perché io farei all’amore con te: per dimostrare che tutti quei bicchieri di vino sul comodino me li sono meritati. Perché io qui ci sono rimasto nonostante tutto, ed ho provato a far arrendere gli uomini alla Poesia ed allo scherzo che siamo. Farei all’amore perché devo essere risarcito: come te. Alla fine, forse, scrivo soltanto per raggiungerti anche se so che non è vero, io scrivo per distinguerti nel non senso di esistere. Che qua, a volte, serve solo farsi un sacco male.

Ma io che non credo in dio ve la voglio sbattere in faccia la nobiltà della preghiera scevra da religioni, ma in piena significanza: insomma di un hallelujah. Non c’è più bella attesa che quella di onorare una preghiera nell’emozione di non saper che dire. Ma la preghiera c’insegna a rotolare lo spirito ed a sentire quanto sia fondamentale tutto questo nulla per amarci di più. Ed ergere piramidi, disegnare sedie, avere visioni, ingannarci coi miti, fare sesso con il teatro, fingere di dimenticare di ricordare i guai se al cinema due si baciano arresi.

Oggi è il compleanno di mio padre. Mamma ha preso dei pasticcini. Per la covid19 ed il lavoro che faccio mangiamo separati. Dalla mia camera ho sentito che hanno telefonato le nipotine ed hanno chiesto a mio padre cosa vorrebbe per regalo. Lui ha risposto: “Non voglio niente, mi basta che scrivete una poesia”. Non sono stato capace di andare di là ed abbracciare chi mi ha messo al mondo. E poi mi veniva da piangere ed avevo il nodo in gola e se mi sbottonavo pensavano che ero ubriaco e si preoccupavano. Sono 40 anni che conosco mio padre ed è la prima volta che lo sento nominare la parola “Poesia”. Ma sbaglio io a spaventarmi, perché la Poesia è la sola cosa che può accadere sempre e che tutto può far accadere. Dovrei saperlo anche negli affari irrisolti di famiglia. Dunque realizzerete che la Poesia è come un halleluja; la preghiera autentica non ha nessun dio e nessun padrone, ma nella preghiera tutto può accadere.

E perciò finisco questo pezzo tornando al mio immenso desiderio di ricongiungimenti: “non esiste niente più di te che io possa domandare a una preghiera”. La cantava Patty Pravo. Adesso è la sola voce che riesco a sentire per un pianto che ama l’amore perché l’amore non odia l’odio. Perché tanto si muore. Ma, nel frattempo, che sia tutto un halleuja.

preghie

P.

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