Le cose non vanno mai come vuoi

Le cose non vanno mai come vuoi. Ma mai per dire mai. Che poi tu alla vita ed alle sue cose ci credi, ci credi anche ai progetti con cui ti sei integrata alla collettività, per cui hai costruito con paura, sacrificio, sentimento, qualcosa di ufficiale. Però anche se tutto ha un suo ingranaggio, se ottieni conquiste, se realizzi tue volontà, arriva sempre un momento, qualcosa, qualcuno, che ti fa vacillare i nervi, che ti costringe a scandagliare il cuore, che ti obbliga ad essere adulta ed a riconsiderarti, a sentirti viva. Succede a tutti quanti, prima o poi. Accade nell’ordine delle cose perché siamo fatti di ininterrotti torti, di presente che rimugina il passato, di aperitivi giustificati dagli abbracci. Perché è l’altro che può riconoscerci quando noi siamo bravi solo a smarrirci.

Ed è inutile allontanare i pensieri, perché le parole ti raggiungeranno sempre, t’inseguiranno fino a costringerti a reggere il peso dei tuoi occhi, così infittiti di bellezza da irritare Venezia. E passano i negroni, le spa, i giochi a perdere, l’infinito silenzio che s’accanisce nel cielo, passa tutto e tutto resta. E’ questo che ti brucia: tutto quello che rimane, che s’annida, che fa brace pezzi del tuo cuore, sovverte l’anima, ti chiede di scegliere, ti fa imprecare e ti lascia sulla pelle notti piene di artigli.

Ma se ci rifletti, non succede niente, non ti fotterà nulla. A te è il sole che sconquassa, è la violenza del destino, è la tua cazzo di insicurezza che ti fa tremare se passa qualcuno a chiederti l’orecchio per sussurrare sbilenco amore. Non ti succederà niente, se ci ragioni su, perché hai dirottato pulsazioni e inciampi, perché ce l’hai sempre fatta. Perché sei tu.

Che ora è, adesso, per i poeti? Chi c’è di imprendibile in questa epoca di sentimenti relativi? Che atteggiamento ha la luna nel continuare a fissarci? Cosa depositiamo al mondo quando la stanchezza ci lascia cadere il telecomando dalle mani? Che cosa vuol dire amare? Che cos’è una promessa? Chi siamo veramente?

Boh. Forse io per questi enigmi scrivo, forse tu per questo sorridi, forse per questo è nato il Varnelli, forse per questo cerchiamo il mare e cadiamo dentro le canzoni. Per questa salsedine, per questi amori spezzati, per le volte che gli amici ti allungano la vita o, semplicemente, te la nobilitano.

Prendete una sera qualunque, lettori miei, in cui inciampate, in cui non vi bastano le birre, non vi bastano le certezze, non vi bastano i successi, gli andirivieni ed i riconoscimenti. Prendete un vostro passo qualunque: figli, matrimonio, casa, lavoro, compromessi, soldi. Niente riempie il grande mestiere di vivere, dove si muore una volta sola, ma per il resto, tutti gli altri giorni, si vive.

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P.

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