L’incontro

L’incontro è uno degli aspetti più piacevoli della vita. Non ho mai pensato alle relazioni umane come un pericolo. L’altro da me è sempre un viaggio, forse un’opera d’arte, sicuramente una storia. L’incontro può celare un incantesimo che è poi il meglio che possiamo auspicare. Non ho molta simpatia per la gente, ma ne ho parecchia per le persone. Quando un uomo è solo io sono curioso dei suoi attriti, delle sue cedevolezze, delle sue abilità. Quando si fa massa, quando è gente, io me ne tiro fuori perché nella moltitudine non può esserci intimità, perché nel branco si diventa violenti, perché nei raggruppamenti si fa spazio la protervia mista ad ignoranza, si leva ossigeno al pensiero. Ho passato buona parte della mia vita ad ascoltare storie, turbamenti, mancanze, asfissìe, depressioni, progetti, sogni, imbarazzi, sollecitazioni degli altri. Di donne e uomini inchiodati ad un dolore, sopravvissuti a grandi amori, lacerati da lutti, umiliati nel lavoro, fraintesi in amicizia. Ho trascorso quasi tutta la mia vita a decodificare sentimenti, a udire cuori fusi, a lasciare pacche sulle spalle o un libro, a tendere una carezza o tre parole fiduciose, a rubare tutti i melodrammi per poter vivere i miei raptus che sono le poesie, che è lo scrivere. Perché uno scrittore questo deve fare. Deve stare dove la vita inciampa e grida, dove hanno messo la cera sulle scale, dove al bancone del pub un ubriaco impazzisce per una ragazza, dove avvengono i crocevia del vento e certe anime dimostrano tutta la solitudine dei numeri primi. Perché uno scrittore deve stare dove esplode una rissa, dove è potente l’eros, dove Cupido dimentica l’arco con le frecce, dove la musica ha il sapore dei sensi, dove il palato sente la carne dell’amplesso orale. Senza l’incontro noi non saremmo noi, l’arte non sarebbe arte, la crescita non sarebbe determinante, le utopie non avrebbero scarpe per camminare, l’amore non sarebbe quello che il rum è per i pirati. Senza l’incontro non avremmo peso specifico ed identità, non costruiremmo tetti, non edificheremmo ponti, non realizzeremmo porti, non avremmo la psicanalisi, non avremmo la pedagogia, non cercheremmo il peyote dell’armonia, l’elisir delle sintonie cioè l’innamoramento. Ma senza innamoramento la natura muore. La vita cessa. Perché è l’innamoramento che tutto trasforma, che modifica, che nobilita, che colora e produce, che stimola percorsi di esistenza nuovi, formule d’assoluto, itinerari sciamanici, disvelamento delle coscienze, attacchi di libertà, definizioni dei sogni. Se non c’è innamoramento tutto si spegne anche se pare ardere, anche se le cose restano lì, anche se si accantonano le imprudenze, anche se la terra ruota lo stesso. I poeti ce lo dicono da secoli, se non t’innamori è il baratro. È l’annientamento, è lo sbiadirsi del cielo, è l’avvenire che s’allontana, è la pratica della pace che stenta, è il tozzo di pane negato per razzismo, è la fine delle fini. Quindi innamoratevi, falcidiate le inutili prudenze, divoratevi di furori, abbandonate i vostri mariti e fidanzati se non hanno più nulla da dirvi, attraversate il cinema, obliterate i biglietti per la follia, immaginate canzoni, baciate i poeti perché si prendono il buio e le vostre ferite per innalzare il mondo e salvarne la bellezza. Amate fino a non avere più radici, perché se non si è nomadi ci si ferma all’ignoranza, perché se non si è aperti ci si ferma all’immobilismo culturale, perché se non si viaggia verso l’altro si resta inconsapevoli di tutto questo meraviglioso gioco che è vivere, che è scoppiare di suggestioni, che è innamorarsi e sollevarsi fino alla quota di Icaro e molto più su. L’incontro è condivisione di pietà e purezze, non certo di altezzosità e rinunce. L’incontro è il segreto per conoscersi e non avere più paura. Perché di spaventoso ci sono solo le catene dell’ignoranza attaccate al muro dell’isolazionismo. Nessun uomo è un’isola diceva Hemingway. Ed è importante essere uomo e non gente. È fondamentale affratellarci e mescolarci in eterno, toccarci e abbracciarci, leccarci dietro le orecchie e baciarci lentamente il collo, usare le mani per l’amore e la creatività, restare uno, odiare nessuno, amarne più di centomila.

Adesso sono qui che bevo negroni. Ho scritto per me, per un bisogno fisiologico, sempiterno. Ma ho scritto per voi, ho svuotato le emozioni che mi avete dato questi giorni perché questi giorni, appunto, ci siamo incontrati e perché ci rincontreremo. In questo momento bere negroni è tutto ciò che ho insieme alla mia Poesia, così sfrontata, autentica, mai presuntuosa, vicina al vostro cuore, così vicina da entrarci dentro, così dentro da non andare più via, così bella da innamorarvi. Innamoratevi, innamoratevi sempre, disconoscete le tenebre, mettetevi un dito in bocca incapricciandovi di voglie, siate la pornografia, siate erotismo, siate lo strabiliare, siate la verità, siate l’incontro.

Io, per cominciare, porto la Poesia.

negroni

P.

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